La terza edizione un appuntamento che si consolida
La terza edizione del Festival Interculturale di Merano nasce dalla collaborazione tra associazioni interculturali, realtà del volontariato e istituzioni locali, con il sostegno del Comune di Merano. È un formato che si è costruito nel tempo — la prima edizione è andata in scena nel 2024 — e che si propone di diventare un appuntamento stabile nel calendario culturale della città.
L'obiettivo dichiarato del festival è "promuovere il dialogo, la conoscenza reciproca e la valorizzazione della diversità culturale come risorsa per l'intera comunità". Non è una formula di rito: è la risposta a una realtà che l'Alto Adige ha spesso trattato come un tema secondario, da gestire piuttosto che da celebrare.
Il programma si svolge in diversi luoghi della città — "trasformando Merano in uno spazio diffuso di scambio e partecipazione", come recita la presentazione del Comune — con incontri, laboratori, spettacoli, proiezioni cinematografiche, momenti conviviali e attività per bambini e famiglie. La scelta di distribuire gli eventi su più luoghi, invece di concentrarli in un unico spazio, è una decisione significativa: porta il festival nei quartieri, nelle piazze di quartiere, nei luoghi dove la vita quotidiana della città effettivamente si svolge.
Una città, tre lingue, molte culture
Per capire perché un festival come questo abbia senso a Merano — e più in generale in Alto Adige — vale la pena guardare alla composizione reale della comunità.
L'Alto Adige è da sempre una realtà plurilingue e pluriculturale, costruita attorno alla coesistenza — non sempre facile, non sempre serena — di gruppi linguistici diversi: italiano, tedesco e ladino. Questo pluralismo è codificato nello Statuto di autonomia, è regolato dalla proporzionale etnica, è inscritto nella Costituzione. È, in qualche misura, la caratteristica più nota e più studiata di questa provincia.
Quello che appare meno nelle narrazioni ufficiali è l'altra dimensione del pluralismo altoatesino: quella delle comunità migranti, dei lavoratori arrivati negli ultimi decenni dall'Europa dell'Est, dall'Africa, dall'Asia del Sud, dall'America Latina. Persone che hanno scelto di costruire qui la propria vita, che hanno figli che sono cresciuti in questa provincia, che contribuiscono all'economia, all'assistenza, all'artigianato, alla ristorazione, all'agricoltura del territorio.
Questa dimensione esiste. Lavora. Vive nei quartieri. Frequenta le scuole. Ma raramente trova spazio nei festival, nelle rassegne culturali, negli appuntamenti che definiscono l'identità pubblica di un luogo. Il Festival Interculturale di Merano è uno dei pochi contesti in cui questa presenza diventa protagonista invece che sfondo.
Il formato tra lentezza partecipazione e territorio
Quello che distingue il Festival Interculturale da molte altre manifestazioni culturali è il formato: non una sequenza di eventi da consumare, ma un processo partecipativo che si sviluppa nell'arco di quaranta giorni.
I laboratori — rivolti a bambini, famiglie e adulti — non sono intrattenimento: sono occasioni di incontro reale tra persone che nella vita quotidiana occupano spazi paralleli. Cucinare insieme, imparare parole in un'altra lingua, ascoltare musica che non si conosce, guardare un film che racconta un mondo lontano: sono gesti piccoli, ma producono qualcosa che le dichiarazioni di principio non riescono a produrre.
Le proiezioni cinematografiche introducono nel programma sguardi provenienti da culture e geografie diverse, dando a chi partecipa la possibilità di osservare il mondo da angolazioni insolite. Gli spettacoli teatrali e musicali portano in scena espressioni artistiche che normalmente non trovano palcoscenici nelle programmazioni ordinarie delle istituzioni culturali locali.
I momenti conviviali — le cene, i mercatini di quartiere, le feste all'aperto — sono forse gli elementi più importanti, perché riproducono in modo intenzionale quello che le migrazioni producono spontaneamente ma in modo invisibile: la mescolanza di sapori, di lingue, di gesti, di modi di stare insieme.
Merano come laboratorio
Merano ha sempre avuto una vocazione cosmopolita, anche quando non la esibiva. La storia della città è intrecciata con quella di persone arrivate da fuori: i villeggianti dell'aristocrazia austro-ungarica che ne hanno costruito il profilo architettonico, i lavoratori del secondo dopoguerra che hanno alimentato la sua economia, i turisti di oggi che la frequentano in ogni stagione.
Il Festival Interculturale lavora su questa vocazione, cercando di renderla consapevole invece di darla per scontata. Perché una città che sa di essere un luogo di incontro, e che sceglie di celebrarlo invece di ignorarlo, è una città che ha capito qualcosa di importante sul proprio futuro.
L'Alto Adige ha costruito la propria identità pubblica attorno alla particolarità del modello di convivenza tra tedeschi, italiani e ladini. È un modello che ha prodotto risultati reali e che merita il riconoscimento che riceve. Ma quell'identità è in movimento, come tutte le identità vive. Il territorio che emerge dai dati demografici del 2026 è più complesso, più plurale, più difficile da descrivere con le categorie del passato.
Il Festival Interculturale di Merano è un tentativo — ancora piccolo, ancora in costruzione — di dare una forma culturale a questa complessità. Non con proclami, ma con laboratori, spettacoli e tavole condivise. Non con una dichiarazione di principio, ma con un programma che dura quaranta giorni e si svolge in tutta la città.
Dal 5 maggio al 13 giugno. Quaranta giorni in cui Merano parla tutte le sue lingue.
Dove e come partecipare
Il programma completo della terza edizione del Festival Interculturale di Merano è disponibile sul sito del Comune di Merano e presso gli uffici delle associazioni interculturali partner dell'iniziativa.
Gli eventi sono distribuiti in diversi luoghi della città e molti sono a ingresso gratuito o a contributo libero. Le attività per bambini e famiglie richiedono prenotazione per garantire una partecipazione adeguata. Per le proiezioni cinematografiche e gli spettacoli serali si consiglia di verificare disponibilità con anticipo.
Il Festival è pensato per i residenti di Merano e dell'Alto Adige più che per i turisti di passaggio — anche se chi si trova in città in quelle settimane troverà in questo programma un modo diverso, e probabilmente più autentico, di conoscere il territorio.

