La rinascita dei giochi da tavolo nell'era degli schermi

La rinascita dei giochi da tavolo nell'era degli schermi

Luca Steiner

8 min

C'è una scena che, soprattutto d'inverno, si ripete in sempre più case: il telefono viene posato a faccia in giù, la televisione resta spenta, e sul tavolo dell…

C'è una scena che, soprattutto d'inverno, si ripete in sempre più case: il telefono viene posato a faccia in giù, la televisione resta spenta, e sul tavolo della cucina compaiono una plancia, qualche mazzo di carte e una manciata di dadi. Per qualche ora, l'unica interfaccia che conta è quella tra le persone sedute intorno al tavolo. Lontano dall'essere un passatempo da museo, il gioco da tavolo sta vivendo quella che gli addetti ai lavori chiamano senza esitazione una nuova età dell'oro.

Non è soltanto un'impressione da appassionati. È un fenomeno culturale ed economico misurabile, e racconta qualcosa di interessante su come stiamo scegliendo di passare il nostro tempo libero.

Non è nostalgia: è un mercato in piena salute

La prima cosa da chiarire è che il ritorno dei giochi in scatola non è un revival sentimentale destinato a spegnersi. Le società di analisi di mercato divergono sulle cifre esatte — un segnale, di per sé, di quanto sia diventato grande e difficile da inquadrare il settore — ma convergono tutte su un punto: la crescita è costante da oltre un decennio e prosegue ben oltre il picco della pandemia, con un mercato globale stimato in più di dodici miliardi di dollari e proiezioni di crescita annua a una cifra medio-alta per gli anni a venire.

A dare la misura concreta del fenomeno ci sono i bilanci degli editori. Games Workshop, la casa britannica dietro l'universo di Warhammer, ha aperto il 2025 annunciando un balzo degli utili semestrali di circa un terzo rispetto all'anno precedente: numeri che, fino a non molti anni fa, sarebbero stati impensabili per un'azienda di miniature da dipingere e regole da tavolo. Non è un caso isolato, ma il sintomo di un'industria che ha smesso di essere una nicchia.

Il motore non è uno solo. Pesano la diffusione dei caffè ludici, l'esplosione del crowdfunding come canale per pubblicare titoli nuovi, l'uso crescente del gioco da tavolo in ambito educativo e familiare, e — paradossalmente — proprio la stanchezza da schermo che molti provano dopo giornate intere passate davanti a un display.

Dai grandi classici ai "giochi alla tedesca"

Per capire la rinascita bisogna capire che cosa è cambiato nei giochi stessi. Il salto di qualità ha un'origine abbastanza precisa: la scuola di design nota come German-style, o Eurogame.

Negli anni Novanta una generazione di autori di lingua tedesca riscrisse le regole, in senso letterale, di cosa potesse essere un gioco da tavolo. Titoli come I Coloni di Catan (1995) abbandonarono la logica del "vince chi elimina gli altri" — fatta di dadi e sfortuna che ti lasciano fuori partita per mezz'ora — in favore di meccaniche in cui tutti restano coinvolti fino alla fine, in cui conta la strategia più del caso, e in cui anche chi perde si è divertito abbastanza da volere subito la rivincita. Da quel ceppo sono nati classici moderni come Carcassonne e Ticket to Ride, diventati porte d'ingresso per milioni di persone.

L'ondata più recente ha alzato ulteriormente l'asticella, sia nel design sia nella cura materiale. Giochi come Wingspan, con le sue illustrazioni di uccelli e la sua eleganza meccanica, hanno conquistato un pubblico vastissimo e dichiaratamente non "nerd"; titoli imponenti come Gloomhaven hanno portato in salotto campagne narrative paragonabili a quelle dei videogiochi di ruolo. La differenza rispetto al Monopoly dei nostri nonni è la stessa che passa tra un piatto pronto e la cucina d'autore: stesso ingrediente di base, ambizione completamente diversa.

Non è un caso che molti analisti della cultura digitale vedano oggi un collegamento diretto tra il successo dei modern board game e la trasformazione più ampia dell'intrattenimento contemporaneo. Le persone cercano esperienze più profonde, sistemi con regole comprensibili ma stratificate, e forme di coinvolgimento che combinino casualità, strategia e progressione — gli stessi principi che hanno influenzato anche molti ambienti di intrattenimento online, dalle piattaforme competitive fino agli ecosistemi digitali come Betwest.

Café ludici e crowdfunding: la comunità prima del prodotto

Due infrastrutture, più di ogni singolo gioco, spiegano perché il fenomeno sia diventato di massa.

La prima è il caffè ludico: un locale dove, al prezzo di una consumazione o di una piccola quota, si ha accesso a una ludoteca di centinaia di titoli e, soprattutto, a qualcuno che spiega le regole. È un modello che abbassa drasticamente la barriera d'ingresso. Non serve comprare a scatola chiusa un gioco da quaranta euro sperando che piaccia: lo si prova, in compagnia, e solo dopo si decide. Questi locali hanno trasformato il gioco da tavolo da oggetto che possiedi a esperienza sociale che frequenti — una logica che, in regioni con inverni lunghi e una forte cultura della convivialità come l'Alto Adige, trova terreno particolarmente fertile.

La seconda è il crowdfunding. Piattaforme di finanziamento dal basso hanno scardinato il vecchio collo di bottiglia editoriale: un autore indipendente con una buona idea non deve più convincere un grande editore, ma direttamente i giocatori, che pre-ordinano il gioco e di fatto lo finanziano prima ancora che esista. Il risultato è una varietà di titoli che nessun catalogo tradizionale avrebbe mai osato pubblicare, e una comunità che si sente parte del processo creativo, non semplice destinataria di un prodotto.

Che cosa ci guadagna il cervello (e la relazione)

Una buona parte dell'attenzione recente verso i giochi da tavolo nasce da quello che offrono al di là del divertimento.

Sul piano cognitivo, una partita ben costruita è un piccolo allenamento mascherato da svago: richiede di pianificare in anticipo, di valutare il rischio, di leggere le intenzioni degli altri, di cambiare strategia quando il piano salta. Sono esattamente le abilità che fatichiamo a esercitare quando scorriamo passivamente un feed. Non a caso, sempre più genitori e insegnanti usano il gioco da tavolo come strumento per limitare il tempo-schermo dei più piccoli senza trasformarlo in una punizione.

Sul piano sociale, il valore è ancora più evidente. Un gioco da tavolo costringe — nel senso buono — alla presenza. Si guarda l'altro in faccia, si ride insieme, si negozia, si litiga sportivamente e si fa pace nello spazio di una partita. In un'epoca in cui buona parte della socialità passa attraverso uno schermo, ritrovarsi intorno a un tavolo è diventato, quasi senza accorgercene, un piccolo atto controcorrente.

Vale la pena di non esagerare: nessun gioco da tavolo rende più intelligenti da solo, così come nessuna app rende stupidi. Ma come abitudine condivisa, qualche sera al mese intorno a una plancia fa con naturalezza ciò che molte buone intenzioni non riescono a fare: ci tiene insieme, e attenti.

Perché proprio adesso

Resta la domanda più interessante: perché il fenomeno esplode proprio ora, nel momento di massima offerta di intrattenimento digitale?

La risposta più convincente è che il successo dei giochi da tavolo è figlio, non avversario, dell'era digitale. Dopo giornate intere scandite da notifiche e schermi, l'oggetto fisico — le carte da maneggiare, i pezzi di legno da spostare, il rumore dei dadi — offre un tipo di attenzione che il digitale non sa più dare: lenta, piena, condivisa nello stesso spazio fisico. È lo stesso impulso che ha riportato in auge i dischi in vinile e i libri di carta. Non un rifiuto della tecnologia, ma il desiderio di ritagliarsi delle ore in cui la tecnologia, semplicemente, non sia invitata.

A questo si aggiunge un'eredità recente: durante i lockdown milioni di persone hanno (ri)scoperto il gioco in scatola come modo per restare connessi davvero, e molte non hanno più smesso. Ciò che era nato come ripiego si è rivelato qualcosa che mancava da tempo.

Come iniziare, se è da un po' che non giochi

La barriera percepita — "sono tutti giochi complicatissimi" — è quasi sempre falsa. Esiste un'intera categoria di titoli pensati proprio come porta d'ingresso: regole spiegabili in cinque minuti, partite da meno di un'ora, e una profondità che si rivela giocando. Ticket to Ride, in cui si costruiscono linee ferroviarie attraverso una mappa, è probabilmente il punto di partenza più amato. Azul, elegante e tattile, conquista al primo sguardo. Codenames trasforma qualsiasi gruppo di amici in due squadre rivali nel giro di un minuto. E I Coloni di Catan resta, a trent'anni di distanza, il modo migliore per capire perché tutta questa storia sia cominciata.

Il consiglio più utile, però, non riguarda quale gioco comprare, ma dove provarlo: un caffè ludico, o semplicemente una serata a casa di chi già gioca. Perché la verità che spiega l'intera rinascita è tanto semplice quanto facile da dimenticare — il gioco non è mai stato la scatola. È la sera che ci passi intorno.

Domande frequenti

I giochi da tavolo sono solo una moda passeggera?

I dati dicono di no. La crescita del settore è costante da oltre un decennio e prosegue stabilmente anche dopo il picco pandemico, sostenuta da fattori strutturali — caffè ludici, crowdfunding, uso educativo e familiare — e non da un singolo trend. Le società di analisi divergono sulle cifre esatte, ma concordano su una traiettoria di crescita a lungo termine.

Qual è la differenza tra i giochi moderni e i classici come il Monopoly?

La principale è il design. La scuola "Eurogame", nata negli anni Novanta, ha introdotto meccaniche in cui la strategia conta più del caso, nessun giocatore viene eliminato a metà partita e l'esperienza resta coinvolgente fino alla fine. I classici restano divertenti, ma i titoli moderni offrono in genere maggiore equilibrio, rigiocabilità e cura nei materiali.

Quali giochi da tavolo consigliare a chi inizia?

I migliori titoli d'ingresso hanno regole semplici e partite brevi: tra i più consigliati ci sono Ticket to Ride, Azul, Codenames e I Coloni di Catan. Offrono una curva di apprendimento gentile ma una profondità che cresce con l'esperienza.

Perché i giochi da tavolo sono tornati popolari proprio nell'era digitale?

Perché offrono ciò che lo schermo non dà più: attenzione lenta, oggetti fisici da maneggiare e socialità nello stesso spazio. È lo stesso fenomeno che ha riportato in voga vinili e libri di carta — non un rifiuto della tecnologia, ma il desiderio di ore in cui non sia protagonista.

💼 Economia e Turismo 8 min

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