L'Alto Adige fa i conti con il proprio successo: 37 milioni di presenze e una terra sotto pressione

L'Alto Adige fa i conti con il proprio successo: 37 milioni di presenze e una terra sotto pressione

Luca Bernardi

7 min

Ci sono numeri che sembrano solo buone notizie finché non li si guarda da vicino. Il 2025 ha consegnato all'Alto Adige un bilancio turistico che in qualsiasi al…

Ci sono numeri che sembrano solo buone notizie finché non li si guarda da vicino. Il 2025 ha consegnato all'Alto Adige un bilancio turistico che in qualsiasi altra regione italiana sarebbe motivo di celebrazione senza riserve: 37,1 milioni di presenze totali, in crescita del 6% rispetto al 2019. Bolzano ha superato per la prima volta il milione di presenze — esattamente 1.035.771 — con un incremento del 9,5% sull'anno precedente, una crescita che stacca nettamente la media nazionale. Il turismo invernale 2024-2025 ha registrato 3.387.249 arrivi, con un aumento del 2,5%.

Eppure, a guardare questi dati dal punto di vista di chi vive stabilmente su questo territorio, il racconto diventa più complesso. E non per una pregiudiziale ostilità verso i visitatori, ma per i fatti concreti che i numeri, letti nel dettaglio, mettono in evidenza.

Bolzano oltre il milione: una città che non si aspettava questa velocità

Bolzano non è Venezia. Non ha costruito la propria identità attorno al turismo di massa, né ha mai aspirato a diventare una destinazione da cartolina mondiale. Eppure i dati dell'Istituto provinciale di statistica (ASTAT) fotografano una città che è entrata nell'olimpo delle mete europee più richieste con una velocità che le infrastrutture non hanno ancora avuto il tempo di assorbire.

Con soli 5.537 posti letto disponibili in città, il tasso di occupazione è tra i più alti d'Italia. La permanenza media si attesta a 2,3 giorni — leggermente superiore ai 2,2 del 2024, ma ancora strutturalmente "mordi e fuggi". Il risultato è un flusso intenso e concentrato che produce 19 turisti ogni 100 abitanti: un rapporto che, secondo gli osservatori locali, ha trasformato la convivenza tra cittadini e visitatori nel tema centrale del dibattito pubblico per il 2026.

Stefano Fattor, capogruppo del Partito Democratico nel consiglio bolzanino ed ex assessore comunale, non ha usato mezzi termini nell'analizzare i dati ASTAT dell'estate 2025: "Arriva sempre più gente, sempre più ricca e che se ne sta sempre di meno. In questo modo saturano sempre più le infrastrutture pubbliche — strade innanzitutto — e vista l'utenza, si alzano i prezzi, non solo per i turisti ricchi ma per tutti".

L'estate 2025 per comprensori: crescita diffusa ma disomogenea

I dati dell'estate 2025 — da maggio ad agosto — mostrano 5,6 milioni di visitatori nella Provincia di Bolzano, con un aumento del 3,9% rispetto alla stagione estiva 2024. Le presenze hanno raggiunto 23,6 milioni, in crescita del 3,0%.

Tutte e otto le comunità comprensoriali registrano aumenti, ma le dinamiche interne sono rilevanti. Il Burgraviato — che include Merano — registra la permanenza media più lunga: 4,9 giorni. La Val Pusteria segue con 4,4. La media provinciale si attesta a 4,2 giorni, in leggero calo rispetto ai 4,3 dell'anno precedente. Un segnale che la tendenza verso soggiorni più brevi e frequenti non si è invertita, nonostante i dati aggregati restino positivi.

Più significativa la distribuzione per categoria ricettiva. Il 26,3% delle presenze totali — oltre 6,2 milioni — è concentrato negli esercizi a 3 stelle. Ma questa fascia registra un calo di 169mila presenze rispetto all'estate precedente. A crescere in modo marcato sono le strutture di fascia alta: gli hotel a 5 stelle mostrano un +12,0% negli arrivi e un +9,6% nelle presenze. Cresce anche il settore agrituristico, con 2,7 milioni di presenze e un incremento del 5,5%.

Il quadro che emerge è quello di un turismo che si polarizza verso l'alto: chi arriva ha risorse economiche mediamente superiori alla generazione precedente di visitatori, si ferma meno, consuma di più, e la sua presenza concentrata incide in modo sproporzionato sulle infrastrutture condivise.

Il problema che i dati aggregati non mostrano

C'è una dimensione del turismo altoatesino che non appare nelle statistiche degli arrivi, ma che chiunque abiti la provincia conosce bene: il sovraffollamento localizzato e stagionale in poche aree iconiche.

Il Lago di Braies, l'Alpe di Siusi, la Val di Funes, le Tre Cime di Lavaredo: queste destinazioni concentrano flussi che le infrastrutture locali non erano state progettate per gestire. I sentieri registrano picchi che mettono a rischio sia l'ecosistema che la sicurezza dei visitatori. Il traffico nelle valli di accesso nei weekend di alta stagione è diventato un problema cronico. Il prezzo degli immobili — sia per l'acquisto che per l'affitto — ha subito una pressione al rialzo direttamente collegata alla domanda turistica, rendendo sempre più difficile per i lavoratori locali vivere nelle stesse aree in cui lavorano.

Questi fenomeni non si misurano con gli stessi indicatori degli arrivi e delle presenze, ma incidono sulla qualità della vita in modo tangibile. E sono il motivo per cui il dibattito sul turismo in Alto Adige ha smesso di essere un dibattito tra favorevoli e contrari, per diventare un dibattito su come — e non se — gestire i flussi.

Il contesto alpino più ampio: l'effetto Olimpiadi 2026

L'Alto Adige non vive in isolamento. L'intero arco alpino italiano sta attraversando una trasformazione che le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 hanno accelerato.

Secondo i dati elaborati da VRetreats, tra il 2019 e il 2025 il Trentino è cresciuto da 6,9 a 7,75 milioni di presenze (+12%), l'Alto Adige da 35 a 37,1 milioni (+6%). La durata media dei soggiorni alpini ha raggiunto le 4,6 notti nel 2025, contro le 3,8 del 2019. La spesa media giornaliera degli ospiti internazionali ha toccato i 182 euro, contro i 135 euro dei turisti italiani.

Le Olimpiadi porteranno nel 2026 un picco stimato di 513.000 arrivi nelle aree olimpiche, 1,8 milioni di presenze e 281 milioni di euro di spesa turistica diretta, secondo Isnart e Unioncamere. L'effetto traino su tutto l'arco alpino — incluso l'Alto Adige — è già misurabile nell'aumento dell'interesse internazionale verso le destinazioni di montagna italiane.

Per l'Alto Adige questo significa un ulteriore aumento dei flussi in un territorio che è già al limite della capacità di assorbimento in determinate aree e stagioni.

Le risposte in campo: misure reali o soluzioni di facciata?

La Provincia di Bolzano ha introdotto negli ultimi anni diversi strumenti per gestire i flussi: limitazioni alla circolazione in alcune valli durante l'alta stagione, sistemi di prenotazione obbligatoria per l'accesso ad alcune mete naturalistiche, incentivi per il trasporto pubblico alternativo all'auto privata.

Il bilancio di previsione 2026 approvato dalla Provincia — 8,76 miliardi di euro, 626 milioni in più rispetto all'anno precedente — include tra le priorità anche misure sull'edilizia abitativa, con interventi specifici contro gli affitti brevi che sottraggono alloggi al mercato residenziale. La "Riforma Abitare", presentata dal presidente Arno Kompatscher, prevede nuove regole per gli affitti a breve termine e prestiti agevolati per le giovani famiglie: un riconoscimento esplicito che la pressione turistica sull'abitare non è un problema secondario.

Sul fronte dell'innovazione, l'applicazione dell'intelligenza artificiale alla gestione dei flussi turistici è già in discussione: alcuni modelli stimano che sistemi di monitoraggio avanzato potrebbero ridurre il sovraffollamento nelle aree più sensibili fino al 20%, migliorando contemporaneamente l'esperienza dei visitatori e la qualità di vita dei residenti.

Ma le misure puntali rischiano di restare insufficienti se non si affronta la domanda di fondo: l'Alto Adige vuole continuare a crescere come destinazione turistica, o ha già raggiunto un punto in cui la qualità — dell'offerta e della vita — vale più della quantità?

Un modello da ripensare

I 37,1 milioni di presenze del 2025 non sono un traguardo da cui tornare indietro. Né sarebbe ragionevole — né economicamente sostenibile — immaginare una riduzione drastica dei flussi in un territorio dove il turismo rappresenta una componente fondamentale del PIL locale, dell'occupazione e dell'identità economica di migliaia di famiglie.

Ma quei numeri impongono una domanda che le istituzioni non possono continuare a rinviare: come si distribuisce meglio questo successo, nello spazio e nel tempo? Come si proteggono le aree più fragili senza penalizzare l'intera economia? Come si garantisce che i residenti — che questo territorio lo vivono tutto l'anno — non ne diventino progressivamente degli ospiti nelle proprie comunità?

Sono domande che non hanno risposte semplici. Ma il fatto che vengano poste con crescente urgenza è già, di per sé, un segnale importante. L'Alto Adige ha costruito uno dei sistemi di accoglienza più apprezzati d'Europa. La sfida del 2026 non è mantenere i numeri. È decidere che tipo di territorio si vuole essere.

💼 Economia e Turismo 7 min

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